Fallout 76 beta - Recensione
Fallout 76 beta - Recensione

A poche settimane dell’uscita, eccoci alle prese con la beta per PS4 di Fallout 76, primo titolo multiplayer della serie Bethesda.

Qualche mese fa, quando Fallout 76 fu annunciato a sorpresa, gettò scompiglio e curiosità tra i fan della serie: il primo titolo multiplayer dell’universo post apocalittico di Bethesda, baluardo dei giocatori solitari. Poco si sapeva ai tempi, e le reazioni furono di moderata diffidenza. Nei mesi successivi sono poi state presentate in varie occasioni alcune feature del titolo, ma noi duri e puri continuavamo a non essere convinti. Fortunatamente abbiamo ricevuto un account per provare la beta su PS4.

“Fallout, Fallout never changes”

In primo luogo, ci sentiamo di tranquillizzare i fan accaniti: Fallout 76 è un Fallout a tutti gli effetti. Le premesse narrative sono sempre le stesse, il magnifico e spaventoso mondo americano post nucleare è sempre lui, i capi saldi della serie, sia a livello di gameplay che artistico, sono sempre quelli. Se pensavate che Fallout 76 potesse in qualche modo snaturare l’anima stessa del franchise, per fortuna queste poche ore di gioco in anteprima ci fanno dormire sonni tranquilli. La storia inizia come al solito: il nostro protagonista si risveglia in uno dei tanti Vault seminati per il paese e si affaccia al mondo esterno. Nel nostro caso il Vault è il 76, sono passati 25 anni dalla guerra, ed è arrivato per gli abitanti il Giorno della Celebrazione, in cui tutti gli uomini usciranno per reclamare di nuovo la superficie.

Questa volta l’ambientazione è quella dell’Appalachia, un territorio creato ricalcando la West Virginia. Già dai primi minuti si entra in contatto con elementi conosciuti, PipBoy, menù, oggetti, S.P.E.C.I.A.L., la possibilità di switchare tra visuale in prima e terza persona. La prima differenza giunge nell’interessante nuovo metodo di assegnazione delle abilità S.P.E.C.I.A.L., tramite carte da gioco, che stimola di più il giocatore ad elaborare vere e proprie strategie in base alla situazione, piuttosto che puntare all’avanzamento compulsivo. Usciti dal Vault ecco la seconda novità: grazie all’astuto espediente narrativo, il mondo è sostanzialmente vuoto. Non vuoto di creature, animali e strutture, bensì senza alcun umano. In questa versione di Fallout, gli NPC non esistono. Gli unici umani che incontreremo durante la nostra avventura, sono gli altri giocatori/abitanti del Vault 76. Questa è l’unica cosa che rischia di far “scadere” un po’ il titolo, a livello di scrittura, oltre che disorientare gli aficionados.

Molte potenzialità, alcune criticità

Le missioni quindi vengono assegnate principalmente tramite olonastri e documenti trovati sul cammino. Sono, almeno all’inizio, ancora per la maggior parte missioni solitarie. Vi capiterà di incontrare altri giocatori ma sarete liberi di ignorarli. Oltre alla struttura classica delle missioni, appaiono sulla mappa svariati eventi pubblici, da concludere in maniera collettiva con gli altri giocatori. Dopo il livello 5 diventa possibile interagire con gli altri anche in maniera “competitiva”, comportamento comunque scoraggiato da una particolare regolamentazione del PvP. In generale l’approccio multiplayer sembra egregiamente studiato, senza scadere troppo nella competizione, e anzi stimolando più la cooperazione tra giocatori, cosa importantissima per il contesto narrativo in cui è calato il gioco. Le missioni sono varie e interessanti, anche se la difficoltà generale sembra si sia abbassata rispetto al solito.

Condividendo il motore grafico con Fallout 4, è sul comparto tecnico che Fallout 76 incontra le sue uniche criticità. La bellissima Appalachia nasce ancora con scelte artistiche meravigliose, accompagnate purtroppo da una grafica obsoleta (che già non aveva convinto in Fallout 4), dei tempi di caricamento migliorati ma ancora critici, e il solito problema di popping up che si ripresenta ogni tanto. I passi avanti ci sono, anche nelle dimensioni della mappa, ma non sono sufficienti per un gioco del 2018.

In conclusione, noi crediamo che Fallout 76 sia da provare, anche per chi è uso ai giochi single player. Grazie a varie felici scelte, l’approccio al multiplayer è “soft” e lascia ancora la possibilità di farsi da soli la propria avventura per la maggior parte del tempo. Allo stesso tempo stimola dinamiche cooperative che possono convincere anche il più solitario dei players a fare un saluto o dare una mano a qualche “compagno di mondo”. La natura della serie rimane coerente, non rimarrete delusi, e la giocabilità promette di poter durare anche oltre le missioni pre-esistenti, grazie agli eventi. Ve lo diciamo da scettici della prima ora: Fallout 76 è stato una piacevole sorpresa.

 

RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
Manuel Esposito
29 anni, regista e avido gamer dall'età di 6.