Shin Godzilla - Recensione
Shin Godzilla - Recensione

Shin Godzilla: la versione aggiornata dell’originale Godzilla di Ishiro Honda (1954).

Godzilla risorge in Shin Godzilla, e torna a terrorizzare il Giappone e forse riesce a gettare un’ombra sul mondo interno. La sua storia inizia nel 1954, quando Ishiro Honda gira per la Toho il primo film con protagonista il mostro gigantesco (King of the Monsters) nato dalle radiazioni atomiche. L’era è quella post Hiroshima e Nagasaki. Inizia così l’ondata dei “kaiju eiga“, cioè i “film con protagonisti mostri giganti”. Questi comprendono tutto il ciclo di Godzilla e prole e anche le pellicole con protagonisti altri kaiju (Mothra la falena, King Ghidorah il drago a tre teste, Biollante la minaccia vegetale e tanti altri).

Tralasciamo tutti gli altri animaletti e seguiamo Godzilla fuori dal Giappone, dove si ferma nel 1998  con il remake super esagerato di Roland Emmerich, e riappare nel 2014 con “Godzilla” di Gareth Edwards. Questo film è il primo tassello del “MonsterVerse”, una serie di film con protagonisti Godzilla, King Kong e forse qualche altro kaiju.

A questo punto siamo nel 2016 e il nostro amico atomico è pronto a tornare in Giappone, sotto la guida di Hideaki Anno (regista famoso per Neon Genesis Evangelion) e della casa di produzione Toho. Shin Godzilla si ricollega al suo predecessore del 1954, ponendosi come un reboot.

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L’operazione è riuscitissima.

Per prima cosa Godzilla è sempre figlio dell’energia nucleare sfuggita al controllo, ma a differenza di suo “nonno” non è stato risvegliato da esplosioni e test nucleari, ma è mutato nutrendosi di scorie radioattive. Il film è del 2016, siamo ancora molto vicini al disastro di Fukushima. Il mostro è cambiato, così come la società intorno a lui. Questi cambiamenti vengono evidenziati proprio tramite Godzilla, che emerge dalla baia di Tokio strisciando e senza zampe anteriori, per poi assumere man mano, mutazione dopo mutazione, il suo aspetto “dinosauresco”. La conformazione del mostro “maturo” è molto simile a quella concepita negli anni ’50. Questo contribuisce a creare continuità con i film giapponesi piuttosto che con i remake americani.

La trama di Shin Godzilla riprende a grandi linee quella del film originale. Il mostro esce dalla baia e inizia a distruggere allegramente la città, aiutato dalla sua mole gigante e dalla sua capacità di sputare raggi atomici (dalla bocca e dalle scaglie che ha sulla schiena). Segue lo scontro tra forze armate e scienziati per l’uccisione o lo studio della creatura, fino ad arrivare alla conclusione (molto interessante!).

Altro aspetto interessante di Shin Godzilla riguarda lo studio non solo della fisiologia del mostro, ma anche della sua natura. Già nel titolo è contenuta un’anticipazione al riguardo: “shin” può significare infatti “nuovo“. Il lucertolone non è solo una bestia, ma è innalzato a simbolo, anzi, a divinità. Shin Godzilla è il dio violento e istintivo di un mondo che si era dimenticato di lui, rendendolo l’animale pericoloso che è.

Tra significati filosofici e azione mai sopita (forse a volte smorzata dai dialoghi, che però non sono mai pesanti) il film scorre veloce fino alla fine, senza annoiare mai. Quella di Anno è una pellicola davvero notevole, carica di significato e permeata di cultura giapponese. Con Shin Godzilla il più famoso mostro atomico del Mondo è finalmente tornato a casa, per fortuna.

Titolo: Shin Godzilla (noto anche come Godzilla Resurgence)
Titolo originale: Shin Gojira
Regia: Hideaki Anno
Paese: Giappone
Durata:119 minuti
Genere: Kaiju
Cast: Hiroki Hasegawa, Satomi Ishihara, Yutaka Takenouchi, Ren Osugi

RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
Valentina Fioresi
Valentina Fioresi: vorrebbe viaggiare sul Millennium Falcon alla volta della Contea, con un Metalupo da compagnia. Appassionata di film, libri e fumetti, non sogna la Bacchetta di Sambuco perchè le basta una Bodeo 1889.