Shin Jeeg Robot d’acciao – Recensione
Shin Jeeg Robot d’acciao – Recensione

L’erede di Hiroshi Shiba, si chiama Kenji Kusangi. La recensione di Shin Jeeg Robot d’acciaio.

La prima volta che la serie animata di Jeeg Robot d’acciaio fu trasmessa in Italia era il 1979, io avevo 3 anni. Mai mi sarei immaginato quanto questo Anime ed in generale il ciclo dei “Super Robottoni” che imperversò per più di un decennio sui teleschermi nostrani, avrebbe influenzato e cresciuto la mia generazione e quelle successive, fino al punto di creare veri e propri miti moderni animati.

Recentemente, nel 2015, il regista Gabriele Mainetti lo ha ricordato a tutti con il successo del suo film “Lo Chiamavano Jeeg Robot” , pellicola che ha letteralmente riacceso il ricordo di questo fantastico personaggio e contribuito alla ristampa del manga originale tradotto in Italiano da J-Pop. In previsione, a testimonianza del suo successo,  il sequel in blu-ray, Shin Jeeg Robot d’acciaio.

Di quest’ultimo dobbiamo ringraziare Yamato Video che si è occupata dell’edizione e dell’adattamento, e di Koch Media, che distribuisce in Italia dal 2016 Shin Jeeg Robot d’acciaioin giapponese pronunciato Kōtetsushin Jīgu, tradotto in italiano letteralmente Jeeg Dio d’acciaio.

Ma prima di iniziare con la vera e propria recensione è necessario fare un passo indietro e raccontarvi brevemente la storia dell’opera degli anni 70.

Jeeg robot d’acciaio (Kōtetsu Jīgu) è un manga di genere mecha del 1975, ideato da Go Nagai, padre già di Mazinga Z, Il Grande Mazinga, Getter Robot, e successivamente di Atlas Ufo Robot, del meno famoso disegnatore Tatsuya Yasuda. La vicenda inizia con il risveglio da un sonno millenario del terribile popolo degli Yamatai guidato dalla mostruosa strega-regina Himika, decisa a sterminare il genere umano e a conquistare il Giappone. Per raggiungere l’obbiettivo devono però prima eliminare il professor Senjiro Shiba, che tempo prima aveva scoperto il possibile ritorno del malefico esercito, decifrando le iscrizioni trovate su una misteriosa campana di bronzo, rinvenuta in un antico sito archeologico.

Durante il tentativo da parte degli Yamatai di assassinare il professore, quest’ultimo e il figlio Hiroshi rimarranno gravemente feriti fino al punto che lo scienziato deciderà, per sopravvivere, di trasferire la propria coscienza in un super computer e per salvare la vita al figlio, di trasformarlo (ma che padre amorevole!) in un cyborg in grado di formare a sua volta il gigantesco e potentissimo Jeeg Robot d’acciaio. Da questo punto in poi cominciano innumerevoli lotte per la difesa del genere umano, fra Jeeg e i terribili spettri Haniwa (eh si spettri, non mostri come nel doppiaggio italiano), veri e propri colossi costruiti e mandati in battaglia da Himika e dai suoi tre temibili generali Ikima, Amasu e Mimashi.

Quando si parla della storia di Jeeg e del periodo dei super robottoni va anche raccontato un altro aneddoto importante. Fra il 1974 e il 1975, tale era la popolarità di Go Nagai, che l’autore si trovava a gestire fra le 30 e le 40 produzioni, fra manga e serie animate televisive. Questo portò Go Nagai a trascurarne alcune, in favore di altre, e Jeeg fu proprio una di queste.

Infatti il manga di Jeeg tutt’ora è rimasto incompleto, fermo al primo ciclo narrativo della regina Himika. Tutt’altra storia invece per la serie animata, che venne completata apportando diverse novità alla storia che nel manga non erano presenti. La famosa campana di bronzo infatti, acquistava un valore centrale nella storia e la genesi e i poteri di Jeeg erano leggermente diversi e legati a doppio filo a quest’ultima, divenuta oggetto del desiderio e fonte di potere anche per il popolo Jamatai.

Questo lungo cappello introduttivo era necessario per introdurvi nelle intricate produzioni della Dynamic Planning, azienda giapponese fondata dallo stesso Go Nagai nel 1974, che negli anni 2000 ha deciso di rinnovare le proprie opere rilanciando nuove serie animate con tutti i suoi personaggi più famosi, fra cui Jeeg Robot nel 2007.

Shin Jeeg Robot d’acciaio, non è solo un seguito convenzionale, bensì la continuazione della storia in un universo alternativo, riprendendo eventi dalla serie animata, ma anche moltissimi elementi presi dal manga, quasi a volerlo simbolicamente concludere.

La regia è affidata a Jun Kawagoe (ricordate la recensione di Cyborg 009 vs Devilman sulle nostre pagine?), la realizzazione allo studio Actas (Mazinkaiser SKL) e la sceneggiatura è affidata ad un vero e proprio team di autori, tra cui Natsuko Takahashi che oltre ad aver scritto episodi per serie famose come Bleach o Full Metal Alchemist, lavorò anche come animatrice al lungometraggio di Akira.

Shin Jeeg Robot d’acciao – Recensione
Shin Jeeg Robot d’acciao – Recensione

La vicenda inizia 50 anni dopo l’ultimo combattimento fra Jeeg e la Regina Himika, che ha portato un’intera regione del giappone, il Kyūshū, a rimanere isolata dal resto della nazione avvolta da una misteriosa e densa coltre grigia che impedisce qualsiasi comunicazione con il mondo esterno. Dell’impero Jamatai,di Jeeg e Hiroshi Shiba da allora non si sa più nulla. Il nuovo protagonista della vicenda è Kenji Kusangi, pilota di motociclette e liceale diciassettenne (mangione e selvaggio, guarda un pò!) orfano dei genitori e cresciuto da un ormai anziana Miwa Uzuki (si quella che lanciava i componenti a Jeeg per intenderci) che oltre a ricoprire il ruolo di tutrice, è anche a capo della base operativa responsabile del controllo della zona isolata del Kyūshū.

Accanto al ribelle Kenji troviamo anche nuovi personaggi come Tsubaki (nipote di Miwa) e il misterioso e bellissimo Kyo, che sembra avere un carattere diametralmente opposto a quello del nostro protagonista.

Tutto prende una piega diversa quando improvvisamente la regina Himika torna in vita assieme ai suoi generali, decidendo di attaccare nuovamente la terra per recuperare la perduta Campana di Bronzo e ristabilire il suo malefici poteri, chiaramente tutto questo sempre attraverso l’utilizzo dei famigerati mostri Haniwa. È a questo punto che Kenji scopre l’esistenza di un secondo e nuovo Jeeg e che mettendosi alla guida della sua enorme e formidabile motocicletta, è in grado di trasformarsi nella testa del nuovo robot. Suo malgrado sarà costretto quindi, insieme ai suoi amici, a combattere i terribili mostri  per difendere la terra e liberare il Kyūshū dal suo isolamento, scoprendo i terribili segreti che sono nascosti dalla nube grigia.

I fan più attenti, avranno notato subito che in questa vicenda l’imperatore drago (il cattivo principale del secondo arco narrativo della serie animata originale) non è neanche preso in considerazione, come se non fosse mai esistito e saranno ancor più stupiti di sapere che il professor Shiba, in questo universo “alternativo”, è vivo e vegeto anche se invecchiato e non si è mai trasferito all’interno del super computer.

Una volta accettate queste differenze, macroscopiche e disorientanti, ci si rende conto di trovarsi di fronte non solo ad un enorme omaggio alla serie storica ma anche ad un nuovo prodotto attualizzato per le nuove generazioni, che in ultima istanza si prefigge lo scopo di ampliare e approfondire aspetti della trama originale rimasti in sospeso.

Oltre all’introduzione di nuovi personaggi, come il trio formoso delle Build Angels e nuovi spunti narrativi sull’origine del popolo Jamatai e della campana di bronzo, ci sarà spazio anche per il ritorno di alcune vecchie conoscenze che strapperanno una lacrimuccia nostalgica anche ai fan più duri e puri.

Passando a parlare dell’edizione Koch Media-Yamato Video nello specifico, l’opera è divisa in 13 episodi a loro volta separati su due dischi, in cui troverete anche sigle originali, audio giapponese, sneak peek del doppiaggio italiano e gallerie fotografiche, tutto questo corredato da un bel libretto di 58 pagine contenente immagini di tutti i personaggi della serie e le sinossi degli episodi e per finire un bel contenitore plastificato ed illustrato per contenere il vostro blu-ray case, che impreziosisce questa bella edizione speciale da collezione.

Con Shin Jeeg Robot d’acciaio, ci troviamo di fronte ad un’ottima edizione, di un prodotto ben realizzato che incontrerà più i gusti forse dei fan di Go Nagai che di quelli di Jeeg. Rinnovato nell’anima, con un’atteggiamento più ironico e vagamente ecchi (genere erotico, tanto caro all’autore giapponese) al passo coi tempi, ma in grado di trasmettere ancora qualche sensazione del passato. Per i fan più attempati e accaniti dell’originale, consiglio di passar sopra alle leggerezze dei primi 7 episodi, vedrete che dal secondo disco in poi, quando la trama sarà più fitta, riuscirete ad appassionarvi a questo seguito alternativo della storia.

E per concludere: “Miwa lanciami i componenti! …JEEG ROBOT D’ACCIAIO!”
(scusate ma questo dovevo proprio scriverlo!)

RASSEGNA PANORAMICA
Giudizio
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